’era una Pescara fatta di biciclette appoggiate ai muri, cabine sulla spiaggia, ombrelloni colorati e famiglie che trascorrevano intere giornate davanti al mare. Una città più lenta, nella quale il lungomare rappresentava il luogo degli incontri, delle passeggiate serali e delle prime libertà concesse ai ragazzi.
Erano gli anni del dopoguerra e della ricostruzione. Pescara cresceva, cambiava volto e guardava al futuro, ma conservava ancora una dimensione familiare. Ci si conosceva per nome, si acquistava nei piccoli negozi e bastava attraversare la strada per ritrovarsi con i piedi sulla sabbia.
In quella Pescara nacque una storia destinata a diventare parte dell’identità cittadina: quella dello stabilimento balneare Trieste e della sua celebre pizzetta tonda.
Una storia nata sulla spiaggia
Le origini risalgono agli anni Cinquanta, quando la famiglia Ciferni cominciò a legare il proprio nome alla produzione di pizze, dolci e prodotti da forno. Sulla spiaggia si sentiva il richiamo di chi vendeva “pizze calde e bombe fresche”. Le pizzette venivano trasportate anche in bicicletta, partendo dal forno di famiglia situato nella zona di Corso Manthoné.
Era un commercio semplice, costruito sul lavoro quotidiano e sul rapporto diretto con le persone. Il profumo dell’impasto appena cotto si mescolava alla salsedine, alle creme solari e all’aria calda delle mattine estive.
Prima ancora di diventare un marchio, la pizzetta di Trieste fu soprattutto un ricordo condiviso.
Secondo la storia raccontata dalla famiglia, alla fine degli anni Cinquanta Gabriele Ciferni iniziò a sviluppare l’attività. Nel 1966 la famiglia prese in gestione lo stabilimento La Vongola e successivamente il lido Marechiaro. Il passaggio decisivo arrivò nel 1978, l’anno della grande mareggiata che colpì la costa pescarese, quando la famiglia entrò nello storico stabilimento Trieste sul lungomare nord.
Il lido esisteva già dal dopoguerra e il suo nome, secondo le ricostruzioni tramandate, derivava dalla forma della struttura, ispirata all’omonima nave della Marina italiana.
La pizzetta che diventò un simbolo
All’interno dello stabilimento prese forma la pizzetta tonda al padellino che generazioni di pescaresi avrebbero imparato a riconoscere semplicemente come “la pizzetta di Trieste”.
Piccola, fragrante, leggermente croccante ai bordi e morbida al centro, aveva una dimensione perfetta per essere mangiata con le mani. Non servivano piatti eleganti o posate: bastavano un tovagliolo, una bibita fresca e un posto davanti al mare.
Era la merenda dei bambini dopo il bagno, il pranzo veloce sotto l’ombrellone e lo spuntino dei ragazzi durante le passeggiate sul lungomare. Per molti pescaresi rappresentava anche una piccola ricompensa: una pizzetta dopo una giornata di scuola, dopo una partita o al termine di una domenica trascorsa con la famiglia.
Il suo diametro di circa sedici centimetri divenne immediatamente riconoscibile. Con il passare del tempo arrivarono nuove farciture e nuovi punti vendita, ma la forma rimase quella delle origini: una pizza personale, semplice e profondamente legata alla città.
La storia ufficiale del marchio indica il 1958 come anno di nascita di questa tradizione. Da allora, la “pizzetta di Trieste”, conosciuta anche come pizzetta alla pescarese, è diventata uno dei simboli gastronomici più popolari di Pescara. Trieste Pizza – Storia
Il mare vissuto tutto l’anno
Lo stabilimento Trieste non fu soltanto un luogo per la stagione estiva. La famiglia Ciferni cercò progressivamente di trasformarlo in uno spazio capace di vivere durante tutto l’anno.
Questa intuizione contribuì a cambiare il modo di concepire il rapporto tra Pescara e il suo mare. Il lido non era più soltanto il posto dove affittare una cabina o un ombrellone, ma diventava un punto d’incontro, un luogo dove mangiare, fermarsi e ritrovarsi anche quando l’estate era ormai finita.
Nel corso degli anni la tradizione è stata portata avanti dalle nuove generazioni. L’attività si è evoluta, sono nati nuovi locali e la pizzetta pescarese ha superato i confini cittadini. Eppure il cuore della storia è rimasto sul lungomare Matteotti, nello stabilimento dal quale tutto ha preso forma. Virtù Quotidiane – La storia di Trieste a Pescara
Il sapore della memoria
Oggi Pescara è diversa. Le automobili hanno sostituito molte biciclette, i telefoni hanno preso il posto delle lunghe conversazioni sotto l’ombrellone e le fotografie vengono pubblicate immediatamente, invece di essere conservate negli album di famiglia.
Anche il lungomare è cambiato. Sono cambiate le strutture, le abitudini e il modo di vivere la spiaggia. Ma alcuni profumi riescono ancora a riportarci indietro.
Il profumo di una pizzetta appena sfornata può ricordare un padre che teneva il posto sotto l’ombrellone, una madre che richiamava i figli dall’acqua, le partite con il pallone sulla sabbia e le passeggiate della sera, quando il caldo diminuiva e il lungomare si riempiva di voci.
Lo stabilimento Trieste appartiene a questa memoria collettiva. La sua storia non parla soltanto di un’attività commerciale, ma di una famiglia, di una città e di una tradizione cresciuta insieme a Pescara.
Ogni pizzetta porta con sé qualcosa di quel tempo: la semplicità delle estati di una volta, il rumore delle biciclette, il mare a pochi passi e la sensazione che una giornata potesse durare per sempre.
Perché certi luoghi non si limitano a servire del cibo. Custodiscono ricordi. E a Pescara, da più di mezzo secolo, uno di quei ricordi ha la forma rotonda di una piccola pizzetta calda.


