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Cento persone identificate, trenta veicoli controllati e appena due segnalazioni: numeri che sollevano interrogativi sulla proporzionalità dell’operazione e sul modo in cui viene raccontata

Un dispiegamento congiunto di Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza, con l’impiego anche di unità cinofile, ha interessato il lungomare di Alba Adriatica durante una delle ultime serate della stagione estiva.

Secondo quanto comunicato, sono state identificate circa cento persone, controllati trenta veicoli e segnalati due soggetti alla competente autorità per presunte violazioni amministrative legate agli stupefacenti. Non risultano arresti, episodi violenti o particolari problemi di ordine pubblico.

Proprio questi numeri impongono una riflessione critica.

Un grande dispiegamento per quale emergenza?

La sicurezza dei cittadini è un obiettivo fondamentale e la presenza delle forze dell’ordine può certamente prevenire violenze, guida in stato di alterazione e comportamenti pericolosi. Tuttavia, ogni controllo dovrebbe essere proporzionato a rischi concreti e documentati.

Se una vasta operazione interforze si conclude con due sole segnalazioni e senza criticità per l’ordine pubblico, è legittimo domandarsi quale fosse l’effettivo livello di pericolo e quali risultati siano stati ottenuti rispetto alle risorse impiegate.

Una serata tranquilla può essere conseguenza dell’attività preventiva, ma non può diventare automaticamente la prova dell’esistenza di un’emergenza precedente. In assenza di dati comparativi, questa conclusione rimane soltanto un’interpretazione.

I giovani non possono essere descritti come un problema

Nel racconto della movida ricorrono spesso parole come “controllo”, “repressione”, “punti caldi”, “stupefacenti” e “disordini”. Il rischio è trasformare ragazzi e adolescenti in una categoria da sorvegliare, anziché in cittadini che hanno diritto a frequentare liberamente e responsabilmente gli spazi pubblici.

Due segnalazioni su cento persone controllate non possono giustificare la rappresentazione di un’intera generazione come potenzialmente pericolosa.

La maggioranza dei giovani presenti, secondo lo stesso bilancio pubblicato, non avrebbe commesso alcuna violazione. Questo dovrebbe essere evidenziato con la stessa forza riservata alle due segnalazioni.

Mancano informazioni essenziali

Per valutare seriamente l’efficacia dell’operazione servirebbero dati più completi:

  • quante risorse e quanti operatori sono stati impiegati;
  • quali costi ha comportato il servizio;
  • quali specifiche violazioni sono state contestate;
  • se le due segnalazioni riguardino esclusivamente uso personale;
  • quanti controlli abbiano interessato minorenni;
  • quali criteri siano stati utilizzati per selezionare persone e veicoli;
  • come siano cambiati incidenti, risse e reati rispetto agli anni precedenti.

Senza queste informazioni, il cittadino riceve soprattutto una narrazione rassicurante, ma non dispone degli elementi necessari per verificare l’effettiva utilità dell’intervento.

Sicurezza significa anche prevenzione sociale

La sicurezza non si costruisce soltanto attraverso pattuglie, identificazioni e cani antidroga. Servono trasporti notturni, prevenzione dell’abuso di alcol, educazione, illuminazione, assistenza sanitaria, coinvolgimento dei gestori e luoghi di aggregazione adeguati.

Un territorio realmente sicuro non è quello nel quale ogni giovane viene considerato un possibile trasgressore. È quello capace di prevenire i pericoli senza alimentare paura, sospetto o criminalizzazione.

Le forze dell’ordine svolgono un compito indispensabile e meritano rispetto. Proprio per questo, le loro attività dovrebbero essere accompagnate da informazioni precise, verificabili e complete, evitando toni celebrativi.

La domanda, quindi, resta aperta: sul lungomare teramano è stata fronteggiata una reale emergenza oppure è stata costruita una rappresentazione della sicurezza basata principalmente sulla visibilità dei controlli?

Chiedere trasparenza non significa essere contrari alla legalità. Significa pretendere che sicurezza, libertà individuali e uso delle risorse pubbliche rimangano sempre in equilibrio.

Nota editoriale: il presente articolo esprime valutazioni critiche e interrogativi di interesse pubblico sulla base delle informazioni diffuse dagli organi di stampa. Non attribuisce responsabilità penali o comportamenti illeciti a persone determinate. Le eventuali segnalazioni richiamate non equivalgono a condanne né dimostrano, da sole, responsabilità definitive.

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